La normativa sul lavoro MAREMAGNUM ai tempi del coronavirus

5/5/20

La normativa sul lavoro MAREMAGNUM ai tempi del coronavirus

Chi ci avrebbe detto che tutto questo poteva succedere? Chi avrebbe mai immaginato che leggere la Gazzetta ufficiale dello Stato sarebbe diventato un must quasi ogni giorno? Chi potrebbe pensare che un uomo d'affari, che ha lavorato tutta la vita per far funzionare la sua azienda, debba essere costretto a presentare un ERTE? ERTE- Fascicolo di regolamentazione del lavoro temporaneo: una parola che risuona nelle orecchie di tutti gli spagnoli e di cui si parla quotidianamente. Tuttavia, come ho indicato all'inizio, ciò che abbiamo sperimentato e per ora continueremo a vivere è un'ondata normativa in cui ciò che è valido oggi non è valido domani, in cui gli avvocati devono leggere la norma centinaia di volte a causa della sua inconcretezza, vaghezza che porta a diverse interpretazioni e devono tenere a mente, quotidianamente, le diverse pubblicazioni che si susseguono. Regio decreto legge 8/2020, del 17 marzoche adotta misure straordinarie urgenti per far fronte all'impatto economico e sociale del Covid-19, entrato in vigore il 18 marzo 2020, è stato il punto di partenza per le diverse normative che sono state avviate in materia di lavoro, comprese le nuove procedure riguardanti ERTES per cause di forza maggiore e ERTES per cause economiche, produttive, tecniche e organizzative, evidenziando tre aspetti fondamentali come la definizione concreta di ciò che la causa di forza maggiore implica in queste circostanze di emergenza; definizione di peculiarità procedurali che comporterà una semplificazione dei requisiti e, infine, l'istituzione dell'esenzione dai contributi alle imprese e delle questioni relative alle indennità di disoccupazione per i lavoratori. La definizione di forza maggiore è stabilita per quegli ERTES in cui le sospensioni contrattuali e le riduzioni dell'orario di lavoro sono causate direttamente da perdite di attività dovute al COVID-19, compresa la dichiarazione dello stato di allarme, che comporta sospensione o annullamento delle attività, chiusura temporanea dei luoghi di afflusso pubblico, restrizioni al trasporto pubblico e, in generale, alla mobilità di persone e/o merci, mancanza di forniture che impediscono seriamente il proseguimento dello sviluppo ordinario del attività, il contagio della forza lavoro o il adozione di misure di isolamento preventivo decretate dall'autorità sanitaria. Le scadenze, come ho detto prima, sono notevolmente ridotte, ma abbiamo già potuto tutti renderci conto che erano davvero impossibili da rispettare, il che significa che deve essere pubblicato un nuovo decreto legge 9/2020, del 27 marzo che completano quelli adottati nelRegio decreto legge 8/2020al fine di alleviare gli effetti devastanti del COVID-19 sul nostro mercato del lavoro, dove chiarisce, tra le altre misure, che il termine delle decisioni tacite ricadute all'ERTE per cause di forza maggiore - il cosiddetto silenzio amministrativo positivo - non può rappresentare una durata massima diversa da quella applicabile alle risoluzioni espresse, ovvero indipendentemente dal fatto che l'ERTE sia stato espressamente autorizzato o meno e indipendentemente dal contenuto della richiesta da parte dell'azienda in termini di date, la sua durata massima sarà quella dello stato di Allarme e delle possibili estensioni. Qui, ognuno di noi che, in misura maggiore o minore, costituisce questo settore, ci chiediamo cosa succede a quelle agenzie di viaggio, strutture alberghiere, compagnie aeree, organizzatori di corsi di lingua, ecc. quando finisce lo stato di allarme? I lavoratori dovrebbero essere riammessi, indipendentemente dal fatto che le frontiere siano ancora chiuse, non dovrebbero essere autorizzati a viaggiare in altri paesi? La richiesta o addirittura la richiesta del settore in merito all'estensione di ERTES per cause di forza maggiore è un'esigenza, una realtà che è stata messa sul tavolo e che il governo spagnolo ha l'obbligo di ascoltare, ma, ad oggi, non si sa nulla al riguardo, anche se, se devo essere onesto, può darsi che nel momento in cui leggerete queste parole sia stato pubblicato qualcosa che capovolge ciò che ha scritto un servo, non si sa mai. Per ampliare questa ondata, il 1° maggio, festa dei lavoratori, la Direzione Generale del Lavoro, sotto il Segretario di Stato per l'Occupazione e l'Economia Sociale, del Ministero del Lavoro e dell'Economia Sociale, ha emanato i suoi «Criteri sull'applicazione delle misure per sospendere e ridurre l'orario di lavoro durante la fase di blocco dello stato di allarme», affermando quanto segue:»In questo modo, le aziende che stanno applicando le misure di sospensione o riduzione dell'orario di lavoro possono rinunciarvi, totalmente o parzialmente, rispetto a una parte o a tutta la forza lavoro, e progressivamente man mano che scompaiono i motivi legati alla forza maggiore. Sarà inoltre possibile modificare la misura sospensiva inizialmente proposta e facilitare la transizione verso riduzioni dell'orario di lavoro, che hanno un minore impatto economico sulla persona che lavora e consentiranno di soddisfare la domanda e l'offerta di prodotti e servizi in graduale crescita delle imprese».Alludendo alla riduzione dell'escalation del governo, questo criterio tenta di chiarire questo ritorno all'attività a partire da oggi, 4 maggio, dove sarà consentito un parziale inserimento nell'attività dei lavoratori, stabilendo anche un criterio relativo ai requisiti procedurali e documentali, affermando espressamente che «sarà sufficiente comunicare all'autorità del lavoro la rinuncia alla misura autorizzata o comunicata, in caso di ripresa integrata dell'attività, e trasferire all'ente che gestisce i benefici la condizione e la disaffezione di ciascuno dei lavoratori, in modo che il fascicolo di regolamentazione del lavoro temporaneo serva a garantire una transizione non traumatica verso una futura normalità in cui non sono più necessarie misure a breve termine».Finora non è stato pubblicato nulla, sebbene non sia stato fatto alcun commento, in merito alla proroga di ERTES per cause di forza maggiore o addirittura alla loro conversazione in ERTES per ragioni economiche, produttive, tecniche o organizzative. Con la necessità, per le aziende del settore, di analizzare la situazione della propria azienda, di vedere la fattibilità per il futuro e di prendere una decisione il prima possibile, allo scopo di presentare un nuovo ERTE, in questo caso per ragioni ETOP, al fine di preservare sia l'azienda stessa che la stabilità occupazionale dei suoi dipendenti e la loro continuità. ERTE ETOP potrebbe essere l'unica soluzione a questo problema, al fine di fornire quella continuità a un settore, quello del TURISMO, che fa così tanto per questo paese, che crea migliaia e migliaia di posti di lavoro e che deve essere riconosciuto prima o poi, o almeno così speriamo tutti. Come dico sempre, non siamo un servizio essenziale ma se necessario, e da parte di tutto il team T&L saremo lì per aiutare tutte le aziende del settore turistico come abbiamo fatto e continuiamo a fare in tutti questi anni.

Mª Paz Abad (Avvocato-Direttore T&L)